Scoliosi: il ruolo del chiropratico

Scoliosi: il ruolo del chiropratico.

di John Williams, DC – Presidente Associazione Italiana Chiropratici

La scoliosi, per definizione comune, è una deviazione laterale della colonna vertebrale. Tale deviazione può apparire a forma di C o di S.

In realtà, però, la scoliosi si manifesta lungo tutti e tre i piani di spazio e tende a comportare una perdita delle lordosi e delle cifosi fisiologiche. Le cause possono essere multiple, ma la maggioranza delle scoliosi è definita idiopatica, termine che evidenzia le cause o meglio le concause, ancora ignote.

Per capire quali potrebbero essere i fattori causali e arrivare a una diagnosi che gli consenta di intervenire, il dottore chiropratico deve prendere in considerazione molti fattori, a cominciare dello sviluppo neurologico avuto dal soggetto da bambino, sino a capire se ci sono indicazioni per chiedere la collaborazione con altri professionisti come l’odontoiatra o l’ortopedico.

La scoliosi incide in maniera significativa nella vita familiare a livello sanitario, sociale ed economico, e richiede pertanto, da parte del professionista sanitario che si trova ad affrontarla, un’analisi ampia e accurata che spesso può suggerire un lavoro di collaborazione interprofessionale.

Quando si tratta di scoliosi, ci sono due elementi che preoccupano maggiormente i genitori: la salute e il benessere presente e futuro dei figli, e i problemi estetici associati alla scoliosi. Per i figli l’estetica è spesso sentita come il problema più urgente perché fonte di conflitti sociali, e ciò può avere effetti negativi sull’autostima, che in alcuni casi comportano la necessità di un supporto psicologico. Nella stragrande maggioranza dei casi non è possibile eliminare la scoliosi e far sì che la colonna vertebrale ritrovi le sue curve naturali; diventa pertanto fondamentale non illudere i genitori con promesse di guarigione che non potranno essere mantenute, ed è ancor più importante non generare in loro ansietà o senso di colpevolezza in relazione alla loro scelta di seguire determinati tipi di cura piuttosto che altri. Nell’affrontare casi di scoliosi, il chiropratico pone l’enfasi sulla buona funzione dell’intero sistema neuromuscoloscheletrico, di cui la colonna vertebrale è parte fondamentale ed essenziale. Eccezion fatta per una modesta percentuale di casi nei quali la scoliosi si mostra così grave da costituire un rischo per gli organi vitali e deve quindi essere bloccata con mezzi più invasivi, il chiropratico punta ad aiutare il corpo a esprimersi al meglio delle proprie possibilità.

Si comincia con un esame posturale statico che illustra tra l’altro deviazioni laterali, alterazioni delle curve fisiologiche, compensi e scompensi, come per esempio quelli presenti nella posizione delle spalle (alte, basse, posteriore, anteriore), nella posizione della testa, e scompensi degli arti inferiori; tutti segni, questi, che vanno notati e controllati durante le cure, perché possono indicare disfunzioni da correggere e sono elementi utili per valutare l’efficacia del trattamento in corso (Figure 4 e 5). La deambulazione, inoltre, evidenzia la coordinazione neurologica nel rapporto muscolare perché sollecita il coinvolgimento di tutta l’apparato neuromuscoloscheletrico e offre la possibilità di diagnosticare meccanismi compensatori che indicano dove e come si dovrebbe intervenire. Secondo quanto notato durante la deambulazione, potrebbe inoltre essere necessario approfondire la funzione di alcuni elementi della catena cinetica prima di dare inizio alla terapia.

Un controllo degli archi di movimento passivi e attivi darà la possibilità di capire come il corpo sta compensando la scoliosi, e un controllo funzionale delle articolazioni temporo-mandibolari e della bocca chiariranno la probabilità di un problema primario che possa richiedere una consultazione odontoiatrica. A questo punto il chiropratico inizierà il suo intervento con aggiustamenti articolari, manipolazioni specifiche delle articolazioni che hanno come obiettivo la stimolazione del sistema nervoso centrale che facilita una giusta funzione muscolare, necessaria per una crescita equilibrata. Per le persone afflitte da scoliosi vertebrale si applicano le stesse regole normalmente applicate al fine di ottenere e mantenere un buono stato di salute. Ridotto tono e squilibri muscolari predispongono il corpo alle disfunzioni articolari e quindi alla perdita delle nostre piene capacità motorie, e sono un potenziale aggravante per la progressione scoliotica. Vanno dunque corretti insieme alle cattive abitudine posturali e posizionali.

È importante imparare a compiere i movimenti e gli sforzi cercando di ottenere sempre un vantaggio meccanico; ciò non solo al fine di limitare il peggioramento della scoliosi, ma anche per evitare degenerazioni precoci e debilitanti con il passare degli anni. I problemi legati alla scoliosi non terminano con il completamento della crescita intorno ai 18-20 anni d’età, ma si manifestano per tutta la vita. Con il passare degli anni c’è una progressiva degenerazione naturale dei tessuti molli, come i legamenti, i muscoli e i tendini, che si accelera in caso di disfunzione articolare provocata dalla scoliosi, sì, ma anche dallo stile di vita sedentario o dal tipo di lavoro che facciamo. Per tutta la vita, con la scoliosi o senza, è necessario mantenere la buona funzione del nostro sistema neuromuscoloscheletrico tramite attività fisica, corrette abitudini nel compiere i movimenti lavorativi, e mediante regolari controlli dello stato di salute volti a prevenire una degenerazione avanzata irreversibile.

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